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Presentazione corsi

A tutti gli iscritti...

Care Dottoresse e Cari Dottori,

Vi do il benvenuto, con gli altri Docenti e Coordinatori della Scuola, dicendovi subito che, servendo gratuitamente la nostra istituzione forense, non abbiamo altra ambizione che trasmettervi l’emozione che si prova indossando la nostra toga e stimolare la passione che è necessaria per essere Avvocati.

Accanto a me sono i coordinatori vicari ed i docenti degli insegnamenti fondamentali del corso che oggi iniziamo, con il taglio pratico che lo caratterizza.

Si tratta di un corso impegnativo, per tutti, perché la Scuola Forense “Vittorio Emanuele Orlando”, ora Fondazione del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, è la Scuola per l’Avvocatura “istituzionale”. E, quest’anno, intendiamo ulteriormente sviluppare l’offerta formativa per coloro che intendono accedere all’esame di abilitazione ed alla professione forense, attuando l’art.43 della Legge n.247/12, che ha previsto l’obbligatorietà della frequenza, con profitto, di un corso che abbia le caratteristiche previste dalla legge e dall’emanando regolamento ministeriale.

Non è più sufficiente imparare negli studi legali, dai Maestri, anche se il loro insegnamento ed il loro esempio resta fondamentale ed indispensabile.

Appena sarà emanato il decreto del Ministero, che integrerà la normativa sull’organizzazione dei corsi e sulle verifiche intermedie e finali, tutti dovranno prepararsi anche nelle Scuole Forensi istituite dagli Ordini, dalle associazioni forensi o da altri “soggetti previsti dalla legge” e accreditati.

Abbiamo già inserito in questo corso - che inizia oggi e terminerà a fine novembre, alla vigilia del vostro esame di abilitazione - il linguaggio giuridico, la tecnica di redazione atti e di impugnazione, le tecniche di ricerca giurisprudenziale e di argomentazione, integrando gli insegnamenti tradizionali e le esercitazioni pratiche sulle materie di esame di abilitazione ed introducendo alcuni “esercizi di abilità” sul pc per inoltrare i Vostri atti da studio anziché recarvi alle sette del mattino a fare la fila per notificare o per iscrivere a ruolo una causa. 

Lavoreremo anche sui comportamenti, illustrando i doveri ed i divieti deontologici, rendendo tutti i colleghi più consapevoli della responsabilità sociale insita nel Ministero del Difensore, che non può essere ridotta nei limiti del mandato.

Non dimentichiamo mai la definizione di oratore offerta da Catone, poi ripresa da Cicerone con riferimento all’avvocato, breve e densissima: “vir bonus, dicendi peritus”. Definizione eccezionale perché antepone la ricchezza delle qualità personali ed etiche all’abilità nell’eloquenza.

Non siamo meri esecutori della volontà dei Clienti ma persone che devono avere indipendenza, autonomia, competenza professionale ed interessi culturali quanto più possibile aperti. Per scrivere e parlare è necessario prima leggere e studiare, costruire e custodire per tutta la vita professionale il patrimonio di conoscenze, non solo giuridiche, che ci consentono di essere avvocati.

La mia generazione ha disperso tante energie cercando di capire troppe riforme errate ed inseguendo le novità dell’evoluzione tecnologica, la modifica degli strumenti e la trasformazione dell’organizzazione del lavoro nell’ambito dello studio legale e degli uffici giudiziari.

Negli ultimi dieci anni gli avvocati hanno dovuto contrastare le iniziative legislative che tentano di affermare l’inutilità delle cause e dei processi comprimendo le tutele e, quindi, il ruolo dell’avvocato.

Una parte dell’opinione pubblica, quella meno colta, acriticamente ha creduto che noi avvocati fossimo il vero problema della giustizia anziché l’ultimo baluardo per il concreto esercizio del diritto di difesa.

Qualcosa è cambiato negli ultimi tempi.

Condividiamo i problemi e, dunque, cerchiamo soluzioni insieme ai magistrati, al Presidente della Corte di Appello e del Tribunale di Roma. Insieme a loro siamo andati dal Ministro, la settimana scorsa, a discutere delle carenze di organico e di mezzi negli uffici giudiziari e a chiedere nuove risorse per migliorare l’efficienza del servizio giustizia.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e la Scuola Forense, della quale sono per il quarto anno Direttore, con l’aiuto degli straordinari Colleghi che conoscerete subito, Emanuele Ruggeri e Francesco Miraglia, Luigi Panella e Dario Farace, Vi accolgono in rappresentanza di tutti i Docenti che offrono da anni, nella Scuola e nelle Università, il loro contributo personale alla formazione forense.

Abbiamo un metodo di lavoro, efficace e consolidato, che oggi Vi illustreremo sul piano teorico, presentandolo insieme all’organizzazione della Scuola, delle attività per materia e delle esercitazioni e Vi dimostreremo con la prima lezione di diritto civile, che è affidata al Prof. Mauro Orlandi.

Vi rassicuro subito che nelle 174 ore che trascorreremo insieme da qui al 27 novembre (oltre alle nove mattinate dedicate alle esercitazioni) il termine “lezione”, quando sarà utilizzato, non sarà mai sinonimo di “punizione esemplare”.

Intendiamo mettervi in condizione di essere protagonisti del dibattito e della ricerca delle soluzioni alle questioni, ai casi che vi sottoporremo.

Cureremo certamente la preparazione specifica all’esame, attraverso la redazione di pareri e di atti giudiziari in aula, ancora per due anni con il beneficio dei codici annotati (grazie alla recente modifica, nel milleproroghe, dell’art.49 della legge 247/12), prove che saranno corrette individualmente e poi discusse in aula.

Ed i nostri Docenti, magari, saranno anche in grado di individuare, attraverso l’esame delle Sentenze e delle questioni più importanti degli ultimi anni, i temi che potrebbero formare oggetto delle prove dell’esame di abilitazione.

Per noi, però, è più importante insegnare il metodo.

Aiutati dall’impegno generoso e motivato del personale dipendente dal Consiglio, un Funzionario e cinque impiegati dedicati alla Scuola Forense e al Centro Studi, complessivamente coordiniamo ed assicuriamo l’impegno in Aula di una settantina tra docenti e tutors, tutti impegnati gratuitamente per la causa più importante: prepararvi adeguatamente non solo all’esame di abilitazione, al “saper fare”, ma in questa sede istituzionale anche al “perché si fa”. Molti di loro sono presenti, qui e nelle prime file e vi chiedo, per loro e per la loro disponibilità, un acconto di applausi.

Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma, nella Scuola Forense, ha voluto puntare non solo sulla qualità della didattica ma anche sulla selezione dei discenti, quest’anno basata sulla più giovane età. Oltre il 200^ posto in graduatoria abbiamo invitato coloro che avevano conseguito un voto di laurea superiore a 108, formando così un’aula da 250 discenti.

Coloro che non sono riusciti ad accedere alla Scuola perché le domande che abbiamo ricevuto, in quindici giorni di iscrizioni ed in un periodo dell’anno ancora distante dall’esame, sono state più del doppio rispetto alla capienza dell’aula, appena sarà emanato il decreto ministeriale e sarà obbligatoria la frequenza potranno accedere ad un corso parallelo convenzionato con l’Università telematica e curato dal corpo docente della Scuola Forense “Vittorio Emanuele Orlando”. Un corso che, per qualità e contenuti, concorrerà e si confronterà con l’offerta formativa pubblica e privata prevista dalla legge.

Vogliamo che gli Studi Legali della Capitale possano scegliere presso la nostra Scuola Forense i migliori allievi ed offrire opportunità di inserimento più confacenti alle loro propensioni.

L’unico corrispettivo che chiediamo sarà la serietà del Vostro impegno e la frequenza assidua della Scuola. Un numero di assenze superiore a sei giornate farà perdere il diritto a frequentare le lezioni successive. Un numero di assenze comunque superiore al 25 % delle lezioni del corso (da marzo a novembre) non consentirà di ritirare l’attestato di frequenza.

Auguro a tutti i giovani allievi iscritti alla Scuola di raggiungere presto, con sacrificio e pazienza, l’obiettivo che ora li vede impegnati insieme ai generosi Docenti e Tutors.

Sin d’ora sostenetevi ed incoraggiatevi, perché gli avvocati hanno bisogno di riscoprire, in positivo, il valore del rapporto di colleganza.

Imparate, fra avvocati, a “dire bene” l’uno dell’altro.

Siate avversari in Aula ed amici fuori.

E cercate sempre buoni Maestri. 

Il direttore
Avv. Riccardo Bolognesi